SCRITTORI E SCRITTRICI DI ECONOMIA NEL REGNO D’ITALIA


a cura di: Piero Barucci, Fiorenza Manzalini, Simone Misiani, Manuela Mosca, Letizia Pagliai, Jacopo Calussi

Anno
2024
Pagine
682
Disponibilità
Disponibile
Prezzo di copertina€ 80,00
Prezzo Internet Sconto 5% € 76,00
IVA assolta dall'editore

Presentazione

In un tempo che pare essere sempre più caratterizzato da Wikipedia come modello di trasmissione dell’informazione culturale e in cui anche l’Istituto per l’Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani sta adottando nuovi parametri di evoluzione del modello tradizionale che lo ha portato a divenire un’eccellenza del nostro Paese, può sembrare paradossale dare l’impressione di voler ripercorrere la via tracciata alla metà del XVIII secolo da Denis Diderot e Jean-Baptiste Le Rond d’Alambert con la fondamentale Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, cioè con il primo esempio riuscito di compendio universale del sapere.

Fatte le debite proporzioni, realizzare un’opera come Scrittori e scrittrici di economia nel Regno d’Italia può dare questa impressione. Cosa altro si può infatti pensare, a prima vista, di un dizionario denso, ricco di notizie, volutamente didascalico, manifestamente diretto a mettere a disposizione di un vasto pubblico informazioni e dati?

Un volume, oltre tutto, riprodotto su supporto cartaceo, cioè per sua natura non modificabile se non in occasione di un’eventuale nuova edizione, nel presupposto che si tratti di un’opera non transitoria (e, per ciò stesso, bisognosa di continui aggiornamenti), ma sufficientemente solida e completa, in condizione di resistere agevolmente al passaggio del tempo.

Nel nostro caso si tratta però di un’impressione del tutto errata, perché l’opera realizzata con grande cura da un team magistralmente coordinato da Piero Barucci costituisce qualcosa di diverso e, sotto vari aspetti, qualitativamente superiore rispetto a quello che molto affrettatamente potrebbe essere considerato un’ordinata raccolta di dati e di notizie.

E ciò per almeno quattro ordini di motivi. In primo luogo, perché siamo di fronte a un vero lavoro di squadra, nel quale non ci sono né capitani, né gregari, ma un gruppo coeso, sapientemente gestito, di 189 studiosi di varia provenienza (economisti, storici, giuristi, cultori di scienze sociali), ciascuno dei quali è stato individuato, motivato e sostenuto nella redazione di una o più schede dedicate a uno scrittore o una scrittrice di economia giudicata dai curatori come particolarmente vicina e affine all’estensore della scheda stessa.

Ai redattori delle schede è stata, poi, volutamente concessa ampia libertà nello svolgimento del tema, pur nel quadro di una griglia tematica predefinita. Nessuno è stato costretto al rispetto di schemi formali e contenutistici rigidamente imposti, ma ciascuno ha avuto la possibilità di esplicare appieno le sue potenzialità di tratteggio della figura assegnatagli, proprio nel presupposto dell’esistenza di quell’affinità a cui si accennava in precedenza.

Il risultato è stato che la generalità delle schede appare vivificata non solo da una ricerca accurata e approfondita delle fonti alle quali attingere, ma anche da quella che appare una partecipazione sincera nella descrizione di una fisionomia biografica che si avverte come singolarmente vicina a chi si è affaticato nella sua definizione.

In secondo luogo, perché l’attività si è sviluppata senza alcun’altra preoccupazione che non fosse quella di fare bene il lavoro intrapreso, indipendentemente dal tempo che il soddisfacimento di questa esigenza avrebbe comportato. L’iniziativa è stata concepita quindici anni fa e per tre lustri si è sviluppata senza alcuna fretta di concludere, se non quando il risultato di ogni singola scheda non fosse stato giudicato adeguato al livello qualitativo atteso.

Sono state quindi messe in campo tenacia, attenzione e volontà di privilegiare il miglior raggiungimento dell’obiettivo prefissato, da parte degli estensori delle schede, e pazienza, cura del particolare e costante attenzione alla tenuta del quadro complessivo dell’impresa, da parte dei curatori. Un processo accostabile all’invecchiamento di un buon distillato al quale pervenire senza alcuna fretta e rispettando una tempistica dettata unicamente dalla volontà di fare un buon lavoro.

In terzo luogo, perché l’idea che ha originato il volume è del tutto originale e si pone come precorritrice di una modalità di approccio a una categoria dell’intelletto – quella dell’economia – priva di pregiudizi fattuali o vincoli terminologici che impediscano di cogliere appieno natura e dimensioni del fenomeno indagato.

Non si parla soltanto di economisti e, meno che meno, ci si limita a considerare l’accademia. Si prendono in considerazione tutti coloro che per le più varie ragioni hanno scritto di economia, indipendentemente dalle motivazioni che li hanno a ciò determinati e dal ruolo svolto e dagli interessi perseguiti nella loro attività.

Si tratta, a ben considerare, di un modo di procedere assolutamente innovativo, destinato a scardinare stereotipi e ad abbattere barriere concettuali e operative, liberando in tal modo energie e talenti altrimenti condannati a svolgere un ruolo subalterno, se non del tutto assente, nell’elaborazione intellettuale dell’economia. Antichi e consolidati steccati sono abbattuti, così da permettere alla collettività di conoscere le intuizioni, le idee e le convinzioni di tutti coloro che hanno qualcosa da dire, a prescindere dalla loro appartenenza alla consorteria di quelli che, nella pubblica accezione, sono considerati gli unici deputati a dettare i tempi e le modalità dell’inquadramento teorico del fenomeno economico.

Ed è strettamente connesso all’idea di piena apertura appena illustrata il quarto motivo che raccomanda la consultazione e la lettura di questo volume.

Fin dal titolo appare chiara la volontà degli autori di non farsi condizionare da nessun preconcetto, in primis da quello che storicamente vede le donne discriminate in ragione della loro natura e del ruolo che ad esse era stato tradizionalmente assegnato. È molto significativo che esplicitamente si parli non soltanto di «scrittori», ma anche di «scrittrici» di economia.

La segnalata significatività aumenta ove si ponga attenzione al periodo storico preso in considerazione – i quasi novant’anni del Regno d’Italia – nel quale quella parità tra i generi che oggi appare, almeno dal punto di vista teorico, un fatto acclarato e non più in discussione cominciava a mala pena ad affacciarsi tra le tematiche meritevoli di attenzione.

Certo, il numero delle scrittrici di economia censite nel volume è largamente minoritario rispetto al numero degli scrittori, ma questa circostanza, lungi dall’indebolire la bontà della scelta fatta, esalta invece la lungimiranza, costituendo una preziosa testimonianza della situazione del periodo considerato e una confortante conferma dei progressi compiuti nei tempi successivi.

Per tutto quanto detto, l’Istituto Luigi Einaudi ha deciso con assoluta convinzione di inserire Scrittori e scrittrici di economia nel Regno d’Italia nella sua Collana, convinto, tra l’altro, che la pubblicazione del dizionario ben si inquadra nella sua vocazione di promuovere opere innovative che consentano agli studiosi come ai semplici appassionati di scoprire inedite strade di ricerca sul pensiero e sulla storia economica del nostro Paese.


La pubblicazione di un volume che recensisce tutti coloro che hanno portato un qualche contributo al pensiero economico negli anni del Regno d’Italia appare, infatti, coerente con la linea già tracciata dal repertorio degli scritti di Luigi Einaudi in materia di banca e borsa, curato da Sebastiano Nerozzi e da Carlo Cristiano e pubblicato dall’Istituto nel luglio 2021, nonché dal monumentale Repertorio delle banche italiane dal 1861 ad oggi, alla cui realizzazione si sta lavorando da oltre tre anni nella prospettiva di un impegno che, sia pure contrassegnato dalla previsione di rilasci modulari (al momento è stato completato ed è disponibile il censimento dei soggetti bancari che hanno operato nelle Regioni dell’Italia nord-occidentale), ci impegnerà ancora per almeno un quinquennio.

 

Maurizio Sella
Presidente
Istituto Luigi Einaudi
per gli studi bancari,
finanziari e assicurativi

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